Proposta RNRP Napoli all'Ateneo "Federico II"





Napoli, 16 marzo 2006
Al magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” Prof. Guido Trombetti


La Rete Nazionale Ricercatori Precari – Napoli ed i Ricercatori Precari dell’Università e degli Enti di Ricerca FLC-Cgil di Napoli chiedono di avviare con il Magnifico Rettore dell’Università Federico II di Napoli e con gli organi rappresentativi universitari una trattativa finalizzata a regolamentare in forme nuove i contratti di lavoro e di collaborazione a tempo determinato ed a termine nella didattica e nella ricerca. L’accordo che si vuole raggiungere è finalizzato a garantire procedure trasparenti, eque e condivise per il reclutamento del personale a contratto e per il suo impiego nei luoghi di lavoro. L’accordo si ispira a una politica in materia di reclutamento che, riducendo e al tempo stesso regolamentando l’impiego di personale precario, individua nel reclutamento di personale a tempo indeterminato il proprio obiettivo strategico nel breve, nel medio e nel lungo termine. Infatti, per garantire la alta qualità della ricerca e della didattica nell’Ateneo è necessario assicurare a tutti soggetti coinvolti - quindi, anche ai titolari di lavoro a tempo determinato - un trattamento adeguato e una prospettiva temporale certa e congrua ai risultati attesi. Per tale motivo i ricercatori precari della didattica e della ricerca ritengono che i contratti a tempo determinato, che l’Ateneo stipulerà d’ora in avanti, dovranno avere durata non inferiore a un biennio. A tal fine, i ricercatori precari della didattica e della ricerca dell’Ateneo chiedono la convocazione di un tavolo di confronto permanente sul precariato tra istituzione universitaria e lavoratori precari per avviare un’analisi quantitativa del fenomeno precariato nell’Ateneo e per definire un protocollo d’intesa per attuare gli obiettivi sopra richiamati. La proposta intende proseguire la proficua collaborazione tra lavoratori precari e Istituzione Universitaria che è stata il portato più significativo del dibattito suscitato dalle recenti riforme universitarie e dalla condizione di difficoltà economica prodotta dai continui tagli alle dotazioni ordinarie delle università italiane, in particolare quelle meridionali. La Rete Nazionale Ricercatori Precari – nodo di Napoli - ed i Lavoratori Precari dell’Università e degli Enti di Ricerca FLC-Cgil di Napoli sottopongono all’attenzione alcune proposte finalizzate a migliorare in modi tangibili le condizioni di lavoro dei titolari di contratti precari:

1. attivazione dei contratti a tempo determinato
L’attivazione di contratti di lavoro a tempo determinato avviene sulla base della programmazione vigente per il personale di ruolo e tiene conto dei seguenti punti: - le strutture di Ateneo (Facoltà, Dipartimenti, Centri interdipartimentali, ...) possono procedere all’attivazione di contratti di lavoro a tempo determinato nel limite del 15% della consistenza numerica del personale di ruolo presso la struttura medesima[1].
- i contratti suddetti hanno durata biennale. Le strutture di Ateneo possono procedere al rinnovo di tali contratti per un altro biennio a condizione che sia garantita la copertura finanziaria per il bando di un posto di ricercatore a tempo indeterminato nel SSD relativo.

2. rappresentanza
Nonostante i lavoratori precari della didattica e della ricerca costituiscano oggi più di un terzo del personale, essi non sono ammessi negli organi decisionali e amministrativi preposti dell'Ateneo. Pertanto si chiede che l’Ateneo modifichi lo statuto per consentire ai lavoratori precari della didattica e della ricerca di essere rappresentati con diritto di voto in tutti gli organi collegiali.

3. servizi e strutture
Ai fini dello svolgimento delle loro attività di ricerca e di didattica, i lavoratori precari devono poter usufruire delle strutture e delle attrezzature dell'Ateneo e dei servizi messi a disposizione del personale strutturato. Pertanto si chiede che l'Ateneo metta a disposizione dei lavoratori precari tutti i servizi forniti al personale strutturato (parcheggio, mense, buoni pasto...). Chiediamo, inoltre, che agibilità e libero accesso alle strutture ed ai servizi universitari siano garantiti a tutti i titolari di contratti a tempo determinato.

4. maternità
Attualmente le titolari di contratti in cui la maternità è a carico dell'INPS (ad esempio i co.co.co e gli assegni di ricerca) possono andare in maternità, ma con uno stipendio decurtato del 20% e versato con vari mesi di ritardo. Si chiede che l'ateneo si faccia carico di anticipare gli stipendi durante la maternità e di integrare il 20% mancante. Nei casi in cui sia prevista solo la sospensione del contratto si richiede l'istituzione di un fondo preposto che copra, per l'intero periodo di maternità, l'intera retribuzione. La durata del rapporto di lavoro deve essere sempre prorogata di un periodo pari alla durata del congedo fruito.

5. supporto e informazione contrattuale
Chiediamo che l’Istituzione Universitaria si assuma il compito di informare dei propri diritti e doveri i lavoratori precari della didattica e della ricerca, qualunque sia la forma contrattuale che li vede impegnati. Si chiede, pertanto, l’istituzione di un apposito ufficio all’interno della ripartizione di ateneo preposta agli affari del personale.

6. assicurazione per la disoccupazione
Per estendere alle figure contrattualizzate a termine dell’Ateneo la possibilità di accesso a maggiori strumenti di sostegno al reddito predisposti dall’INPS, in modo particolare all’indennità ordinaria di disoccupazione con i requisiti ridotti, è necessario che le strutture che stipulano i contratti si facciano carico del versamento di almeno un contributo settimanale dell’assicurazione per la disoccupazione per ogni contratto a termine posto in essere (requisito minimo richiesto dall’INPS).

7. finanziamenti integrativi di supporto alla ricerca
Chiediamo l’istituzione di un fondo di Ateneo per il supporto alle attività di ricerca e di docenza affidate ai lavoratori precari. Tali fondi saranno attribuiti in conformità a una valutazione coerente con gli standard valutativi vigenti in ambito scientifico.

8. ricognizione quantitativa dei rapporti di lavoro precari
Ogni ipotesi di intervento a favore dei lavoratori precari e di regolazione del fenomeno non può esulare dall’attenta quantificazione numerica dei rapporti di lavoro a termine. Solo quando si siano ottenuti questi dati, così da potere anche valutare l’incidenza economica dell’estensione di tutele e diritti a questi lavoratori, nonché la coerenza col quadro legislativo in vigore, sarà possibile proporre misure adeguate. Chiediamo, pertanto, che l’Ateneo attraverso le strutture e gli uffici opportuni, si impegni a rilevare i dati relativi alle tipologie di collaborazione a termine impiegate nella ricerca, nella didattica e nel supporto tecnico e amministrativo.


[1] La percentuale indicata è frutto di un semplice calcolo: essendo 35 gli anni di lavoro per un lavoratore a tempo indeterminato, se si ritiene che gli anni di contratti a tempo determinato post-dottorato per un soggetto che intraprende la carriera accademica devono essere 4 o 5, ne consegue che per evitare situazioni patologiche l’ammontare totale di personale precario deve essere non superiore al 15-20% della popolazione accademica.


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